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I am a |



Spedizione a Brooklyn a vedere uno studio di registrazione dove a fine mese vorrei fare qualche giorno di session con i musicisti che ho conosciuto in queste settimane. Lo studio è bellissimo, è il paese dei balocchi, ha una grande collezione di strumenti analogici dagli anni Quaranta in poi e il proprietario stesso potrebbe stare nella collezione come rappresentante di un mondo. Si sale una rampa di scale e si entra in un luogo che a un’occhio profano potrebbe sembrare un magazzino di un rigattiere e invece ognuno di quegli oggetti ha una voce, una storia, un timbro pronto per servire un’idea musicale,per raccontare qualcosa se c’è qualcosa da raccontare. Però ci sono ancora gli appassionati,gli higlander,gli hobbit (spesso ne hanno anche le fattezze) che tengono in piedi questi santuari della musica,queste caverne piene di cavi e di profumi di legno vecchio,ferro arrugginito,muffa,elettricità,stagno fuso,caffè,nastro magnetico,interno di pianoforte (che ha un suo odore),questi luoghi sono delle vere e proprie pance di balena dove in fondo, al buio c’è un Geppetto che ancora lucida la sua chitarra e ripara le valvole di un amplificatore. Questa può essere un’epoca veramente entusiasmante, la possibilità di «fare mondi» (come giustamente titola quest’anno la biennale di Venezia) è totale e non possiamo non approfittarne,sarebbe un peccato. Abbiamo questa compressione del tempo in cui non c’è più vecchio e nuovo e «qui» e «lì» ma tutto avviene ora in equilibrio su fili che pendono sopra al mondo e 6 miliardi di acrobati si guardano negli occhi stando attenti a non cadere ma anche disposti a cadere, però, disposti a perdere, però. Sennò che gusto c’è a stare sul filo?




“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”