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I am a |
Ore ed ore inoperose producono giorni misteriosi e notti imperscrutabili. Un intervallo di attesa che cresce lentamente come le talee di geranio che ho conficcato nell’aiuola di questo pianeta. Tutte le mattine mi infiltro sul retro tra i camerieri giocosi e raccolgo l’acqua che fa miracoli. Mi realizzerà un nuovo eden dove sistemerò la mia prossima felicità. Chissà.
Pedalo senza fretta lungo il molo sud. Come l’argento, anche il cemento riflette tutto il blu profuso nell’aria e nell’acqua. Incessanti le onde salgono e scendono un odore aspro e poi dolce. Respiro profondo, inspiro lunghe memorie e poche parole che mi martellano. È un incanto il vento rosa del tramonto. Parcheggio la bici e siedo i miei pensieri su una panchina decorata dall’amore degli adolescenti dei giorni già andati. Non so più sognare e se chiudo gli occhi mi manca tutto quel niente che avevamo messo insieme.

Non sento più niente. La paura ha otturato tutti i pori della mia pelle. Mi ha sigillato dentro questo corpo rimasto illeso. Difficile introdurre cibo, difficile espellerlo. Gli occhi continuano a raccogliere immagini che si dissolvono in pochi attimi come fa la neve che cade su una strada bagnata. Le orecchie mietono suoni, ma non significati. Le dita mi obbediscono quando gli chiedo di fare il bucato e poi si rifiutano di eseguire una carezza. I lillà e le rose profumano inutilmente. Ho lasciato la città per la riva del mare ed aspetto paziente che un altro boato mi restituisca almeno il dolore.


