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I am a |



Spedizione a Brooklyn a vedere uno studio di registrazione dove a fine mese vorrei fare qualche giorno di session con i musicisti che ho conosciuto in queste settimane. Lo studio è bellissimo, è il paese dei balocchi, ha una grande collezione di strumenti analogici dagli anni Quaranta in poi e il proprietario stesso potrebbe stare nella collezione come rappresentante di un mondo. Si sale una rampa di scale e si entra in un luogo che a un’occhio profano potrebbe sembrare un magazzino di un rigattiere e invece ognuno di quegli oggetti ha una voce, una storia, un timbro pronto per servire un’idea musicale,per raccontare qualcosa se c’è qualcosa da raccontare. Però ci sono ancora gli appassionati,gli higlander,gli hobbit (spesso ne hanno anche le fattezze) che tengono in piedi questi santuari della musica,queste caverne piene di cavi e di profumi di legno vecchio,ferro arrugginito,muffa,elettricità,stagno fuso,caffè,nastro magnetico,interno di pianoforte (che ha un suo odore),questi luoghi sono delle vere e proprie pance di balena dove in fondo, al buio c’è un Geppetto che ancora lucida la sua chitarra e ripara le valvole di un amplificatore. Questa può essere un’epoca veramente entusiasmante, la possibilità di «fare mondi» (come giustamente titola quest’anno la biennale di Venezia) è totale e non possiamo non approfittarne,sarebbe un peccato. Abbiamo questa compressione del tempo in cui non c’è più vecchio e nuovo e «qui» e «lì» ma tutto avviene ora in equilibrio su fili che pendono sopra al mondo e 6 miliardi di acrobati si guardano negli occhi stando attenti a non cadere ma anche disposti a cadere, però, disposti a perdere, però. Sennò che gusto c’è a stare sul filo?
da [appunti & ipertesti] il weblog di Massimo Giuliani
OUT Facebook è un’idea nata conversando con Maddalena Mapelli e altri amici vicini al blog Ibridamenti.
Nei messaggi pubblicati quotidianemente in Facebook c’è una quantità di informazione sparpagliata e pertanto inutilizzabile. È nato allora O.U.T. (Organizzatore Umano Tematico) per raccogliere e mettere a disposizione questa informazione “dal basso”.
Dopo il primo esperimento di OUT Facebook dedicato alle recenti elezioni europee, ho provato a raccogliere gli “status” di alcuni utenti Facebook per ricostruire una cronaca del terremoto della notte del 6 aprile attraverso le parole degli aquilani. Di materiale sul sisma in Facebook ce n’è in quantità, ma scorrere gli “status” è interessante perché proprio attraverso questi brevi messaggi - che potevano essere inviati anche via cellulare dalle tendopoli o comunque senza avere a disposizione un pc - si è tessuta sin dalle prime ore una rete di comunicazioni e di informazioni fra i terremotati e fra loro e il mondo esterno. >continua a leggere
