da Il grande globo - Blog dello humanistic management (a cura di Paolo Costa)
...Fra i numerosi aspetti messi in luce da Rheingold, ci si limita qui a evidenziarne tre. Il primo riguarda la capacità di mettere a fuoco interessi comuni all’interno di un gruppo di individui. Il guadagno principale della comunità virtuale, secondo Rheingold, consiste nell’abbattimento delle barriere socio-culturali: parlare attraverso computer ci aiuta a ridurre la distanza comunicativa e quindi agevola la condivisione di interessi comuni. Nella comunità fisica, viceversa, è più probabile che gli interessi comuni subiscano il peso delle distanze sociali e culturali. In altri termini, una comunità virtuale valorizza ciò che in comune hanni i suoi membri e relega sullo sfondo ciò che li differenzia.
Il secondo aspetto che, nella riflessione di Rheingold, vale la pena di sottolienare è quello della scala. L’idea è che certi fenomeni sociali si realizzino solo a condizione che una determinata massa critica venga raggiunta. Una discussione fra dieci o cento individui è cosa diversa, nelle sue dinamiche e nei suoi esiti, rispetto a una discussione fra centinaia di migliaia di individui. Ancora una volta l’aspetto che Rheingold evidenzia è la funzione non solo abilitante, ma si direbbe costituente delle reti telematiche (del resto è stato autorevolmente detto che il mezzo è il messaggio). Le comunità virtuali sono come sono perché includono un numero elevatissimo di individui che comunicano fra loro. Un po’ come dire che, se il numero non è così elevato e se gli individui non comunicano, non è sufficiente avere creato un blog per essere in presenza di una comunità virtuale. Lezione, questa, sulla quale molti frettolosi teorici del Web 2.0 dovrebbero riflettere oggi.
Infine, comunque si voglia intendere l’espressione ‘virtuale’ (contrapposta non tanto a ‘reale’, quanto a ‘fisico, materiale’), Rheingold suggerisce come una vera comunità virtuale abbia comunque un suo genius loci, ovvero un focus geograficamente situato. Non vi è dubbio, ad esempio, che nell’esperienza di The Well si sia rispecchiata una certa controcultura dell’area della Baia di San Francisco, in California. E anche questo dovrebbe costituire elemento di riflessione per chi oggi ritiene, un po’ troppo semplicisticamente, che una comunità online si possa basare sulla più assoluta aterritorialità... >continua a leggere